La caduta

Tra fotografia istantanea da cronaca nera e progetto da studio accuratamente preparato, «La caduta» di Majolino presenta una sequenza di figure femminili, di donne cadute appunto. Stessa inquadratura, stesso sfondo, stessa luce su corpi diversi: un’umanità femminea colta nella cruda variabilità della perdita di sé.
Nell’impatto con il terreno – suolo e realtà esistenziale a un tempo – i volti si confondono, le identità si smarriscono, la vita si scolora. Ma sono i corpi delle cadute di Majolino che, nello s-comporsi, ri-compongono un senso comune di quel femminile. Il loro offrirsi allo sguardo nell’inerzia di una possibile morte, totalmente indifesi, comporta l’acquisizione di una forza il cui impatto raggiunge chi guarda mettendolo a sua volta a nudo, nell’impossibilità di accedere a qualsivoglia intimità con essi.
Le cadute di Majolino sembrano avere un peso specifico insostenibile, l’impronta dei loro corpi sembra sprofondare sempre più nel suolo a mano a mano che li si guarda, a segnare in esso una matrice tragica e indelebile. Al contempo, esse appartengono alla dimensione di una leggerezza che si rinnova di continuo, lasciandole libere di galleggiare nello spazio della foto, quasi che fosse non finito.
Tanti modi di cedere, di lasciarsi cadere, di affidarsi alla terra, cui corrisponde un recupero di personalità: se nell’ oggettualità della fotografia la condizione umana femminile è uniforme, dall’impersonalità dello sfondo e dalla ripetizione dell’inquadratura emergono prepotenti le differenze. Attraverso di esse si fa esperienza della singola vita, della sua personale sofferenza e del modo di farvi fronte. E nel momento apicale della perdita di sé, la risorgenza di quei corpi appare inevitabile.

Arles 2016